Lamentarsi è uno sport molto praticato. Non richiede attrezzatura, non serve allenamento e si può fare ovunque: in coda, al bar, in ufficio, persino sotto la doccia. Il problema è che, a differenza dello yoga o della corsa, lamentarsi non tonifica niente. Anzi, pare faccia l’esatto contrario.
Perché diciamolo, lamentarsi è estremamente faticoso. Richiede energia, concentrazione, memoria storica (per ricordare tutto ciò che “va storto”) e una certa costanza. Un vero lavoro a tempo pieno. Peccato che non produca risultati, se non un leggero calo dell’umore e, a quanto pare, anche delle difese immunitarie. Sì, perché quando passiamo le giornate a rimuginare, il corpo prende nota e risponde: “Ah, siamo sotto stress? Perfetto, abbassiamo la guardia”.
Il paradosso è che investiamo un’enorme quantità di energia in qualcosa che non cambia assolutamente nulla. Il traffico resta lì, le persone restano come sono, le giornate noiose non diventano improvvisamente entusiasmanti. Cambia solo il nostro livello di stanchezza. E il nostro incarnato, diciamolo, ne risente.
Immaginate se tutta quell’energia venisse spostata altrove. Non su grandi rivoluzioni o imprese epiche, ma su qualcosa di bello. Anche piccolo. Anche leggero. Un progetto che ci incuriosisce, una passeggiata senza meta, una conversazione che ci fa ridere, un’idea che ci accende gli occhi. La stessa energia, ma con un ritorno decisamente migliore.
Non si tratta di fingere che vada tutto bene. Si tratta di scegliere dove investire le proprie risorse. Perché l’energia è come un gioiello prezioso, se la usiamo per lamentarci, la perdiamo. Se la usiamo per creare, per immaginare, per vivere qualcosa che ci somiglia, allora sì che brilla.
Quindi la prossima volta che senti arrivare la lamentela, concedile pure un attimo di attenzione. Poi salutala con eleganza e sposta lo sguardo altrove. Verso qualcosa che ti nutra, ti faccia stare meglio e, perché no, rafforzi anche le difese immunitarie.
Perché alla fine, lamentarsi non porta da nessuna parte. Ma scegliere il bello, anche quando è imperfetto, porta sempre un po’ più lontano.