È curioso, abbiamo a disposizione migliaia di parole, eppure a volte riusciamo nell’impresa di non capirci proprio.
Ci spieghiamo, ci rispieghiamo, scegliamo con cura i termini, cambiamo tono. E niente. Dall’altra parte arriva qualcosa di completamente diverso da ciò che volevamo dire. Un piccolo capolavoro di incomprensione.
Nel frattempo, intorno a noi, è fiorito un universo di esperti di comunicazione, specialisti di PNL e interpreti di silenzi, gesti e messaggi visualizzati. Tutti pronti a spiegarci cosa si nasconde dietro ogni parola. Utilissimi, per carità, ma forse a volte dimentichiamo che le persone non sono formule da decifrare e che nessuno possiede fino in fondo il dizionario dell’altro.
Poi ci siamo noi, comuni mortali, che quando nasce un malinteso spesso preferiamo difendere le nostre ragioni piuttosto che fermarci un momento a riflettere. L’orgoglio prende il sopravvento, le parole si accumulano e una piccola incomprensione diventa una distanza difficile da colmare.
Eppure, ripensandoci a mente fredda, quante situazioni potrebbero risolversi con un pizzico di umiltà? Con un semplice «Forse non ci siamo capiti» oppure con il coraggio di fare un passo indietro, senza viverlo come una sconfitta?
Naturalmente, non tutto si recupera e non tutto merita di esserlo. Ma qualche volta siamo proprio noi a complicare ciò che potrebbe essere ancora semplice.
Forse, prima di cercare tecniche sofisticate e interpretazioni degne di un convegno internazionale, basterebbe tornare sui nostri passi, ascoltare davvero e provare a riprendere il discorso da dove si era interrotto.
Senza bisogno di avere sempre ragione, senza pretendere l’ultima parola.
Perché la vera eleganza, nelle relazioni, non sta nel parlare meglio degli altri, ma nel saperli ascoltare. E qualche volta, per ritrovarsi, basta mettere da parte l’orgoglio e avere il coraggio di dire: «Dai, ricominciamo da qui».