Ci sono due modi di affrontare la vita, viverla oppure immaginarla. E, se ci pensiamo bene, noi passiamo una quantità incredibile di tempo a immaginarla.
Immaginiamo come andrà un appuntamento, come sarà una vacanza, come reagirà una persona a un messaggio, perfino come dovrebbe svolgersi una semplice giornata. È una cosa naturale, il nostro cervello ama fare previsioni, costruire scenari, cercare di anticipare ciò che potrebbe accadere. In fondo è un modo per sentirci più preparati e avere la sensazione di tenere tutto sotto controllo.
Le aspettative, quindi, non sono il nemico. Anzi, spesso sono proprio quelle che ci spingono a fare un passo in più. Se decidiamo di iniziare un nuovo progetto, di cambiare lavoro, di iscriverci in palestra o di intraprendere una nuova relazione è anche perché ci aspettiamo qualcosa di bello. Le aspettative ci motivano, ci fanno immaginare un futuro migliore e ci danno l'energia per muoverci.
Il problema nasce quando smettiamo di considerarle una possibilità e iniziamo a viverle come una certezza.
È lì che il confine diventa sottile. Perché la realtà, quasi mai, segue il copione che abbiamo scritto nella nostra testa. E quando le cose prendono una direzione diversa, spesso pensiamo di essere rimasti delusi da quello che è successo. In realtà, molte volte non ci ha deluso la situazione in sé, ma la distanza tra ciò che avevamo immaginato e ciò che è realmente accaduto.
Succede continuamente, soprattutto nei rapporti con gli altri. Ci aspettiamo che qualcuno si comporti come avremmo fatto noi, che capisca i nostri silenzi, che colga un bisogno senza che venga espresso, che ricordi una data importante o che trovi sempre le parole giuste. Ma ogni persona ha una sensibilità diversa, un modo diverso di comunicare e di dimostrare affetto. Così finiamo per rimanere male non tanto per ciò che l'altro ha fatto, ma per ciò che ci aspettavamo facesse.
Anche con noi stessi, però, siamo bravissimi a creare aspettative quasi impossibili da soddisfare. Ci convinciamo di dover essere sempre produttivi, sempre motivati, sempre lucidi, sempre all'altezza di ogni situazione. Basta una giornata storta perché inizi quella vocina interiore che ci fa sentire in ritardo, inadeguati o poco capaci.
La verità è che nessuno vive al massimo delle proprie possibilità ogni singolo giorno. Ci sono giornate in cui tutto sembra scorrere con facilità e altre in cui anche le cose più semplici richiedono uno sforzo enorme. Fa parte dell'essere umani, non dell'essere sbagliati.
Forse il segreto non è eliminare le aspettative, perché sarebbe impossibile. Piuttosto, dovremmo imparare a renderle più flessibili. A lasciare spazio all'imprevisto, a considerare che esistono mille modi diversi perché una situazione possa andare bene, anche se non coincide perfettamente con quello che avevamo immaginato.
E se ci pensiamo, molte delle esperienze più belle della nostra vita sono arrivate proprio così. Non erano previste, non erano state organizzate nei minimi dettagli e spesso non assomigliavano affatto a ciò che avevamo sognato. Eppure sono diventate ricordi preziosi proprio perché ci hanno sorpreso.
Forse le aspettative dovrebbero essere una direzione, non una destinazione obbligata. Possono indicarci dove vogliamo andare, ma non dovrebbero impedirci di apprezzare ciò che incontriamo lungo il percorso.
Dunque, avere aspettative è umano, perché significa credere nel futuro, ma lasciare che la realtà ci sorprenda è un regalo che dovremmo concederci più spesso. Perché non sempre le cose vanno come le avevamo immaginate... e, a volte, è proprio lì che iniziano le storie più belle.