Le parole non sono mica innocenti

Le parole durano un attimo, ma possono lasciare il segno. Meglio sceglierle con cura.

Le parole non sono mica innocenti
Photo by Surendran MP / Unsplash

Le parole sembrano una cosa innocente.

Le diciamo continuamente, senza pensarci troppo, eppure hanno un curioso potere: quello di farci sentire meravigliosi oppure improvvisamente grandi più o meno come un fagiolino sotto esame. Basta un “sei bravissima” detto al momento giusto per cambiarci la giornata. E basta un “sei sempre la solita” per farci venire voglia di trasferirci su un’isola deserta.

La psicologia ci dice che il modo in cui parliamo, e soprattutto il modo in cui parliamo a noi stessi, può influenzare il modo in cui interpretiamo quello che ci succede. Se ci ripetiamo che non siamo capaci, prima o poi iniziamo a comportarci come se fosse vero.

Se invece ci diciamo che abbiamo sbagliato, ma possiamo riprovare, lasciamo aperta una porta. E poi ci sono le parole degli altri. Quelle che sembrano volare via appena vengono pronunciate, ma che a volte restano lì per anni.

Un complimento può diventare un ricordo prezioso. Una critica può diventare una voce fastidiosa che continua a parlare, anche quando chi l’ha pronunciata non si ricorda nemmeno di averlo fatto.

Per questo, forse, dovremmo scegliere le parole con un po’ più di cura.

Non serve trasformarsi in guru della comunicazione e parlare soltanto per citazioni motivazionali. A volte basta dire “ti capisco” invece di “non esagerare”, oppure “tranquillo, capita” invece di “te l’avevo detto”.

Perché le parole non sono soltanto parole.

Sono piccole cose che lasciamo agli altri.

E, già che ci siamo, tanto vale lasciare qualcosa di bello.

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