Ci sono luoghi che non seguono le mode. Le attraversano, le osservano con grazia e continuano a fare quello che sanno fare meglio. Romanengo, a Genova, è uno di questi. Dal 1780, qui la dolcezza ha il profumo della frutta, dei fiori, delle spezie e soprattutto del tempo, quello giusto e mai affrettato.
Entrare nel mondo Romanengo significa riscoprire il valore delle materie prime naturali, lavorate a mano da artigiani che non producono semplicemente dolci, ma custodiscono gesti, ricette e saperi antichi. Frutta candita, confetti, pasta di mandorle e piccole meraviglie nate da una filosofia che oggi suona quasi rivoluzionaria, fatta di qualità, filiere corte, lentezza e rispetto.
Qui nulla è industriale, tutto è intenzionale. Alcune ricette richiedono giorni, altre settimane. Ma è proprio questa attesa a rendere il sapore così pieno, così autentico. Perché il tempo, quando viene rispettato, diventa ingrediente.
Romanengo è anche profondamente genovese. La sua storia si intreccia con quella della città, sospesa tra mare e colline, crocevia di viaggiatori, mercanti e spezie arrivate da lontano. È da questo territorio che nascono il chinotto, l’arancia, la rosa, la viola, insieme ai profumi d’Oriente che i naviganti riportavano a casa dopo lunghi viaggi. Un incontro felice tra natura, geografia e storia che ha dato forma a un savoir-faire unico.
Le origini raccontano già tutto. Nel 1780, Antonio Maria Romanengo scese dalla collinare Voltaggio fino a Genova, attratto dall’energia del grande porto. Furono i figli Stefano e Francesco a trasformare la bottega in una confetteria, introducendo lavorazioni apprese grazie ai contatti con l’Oriente come lo zucchero, la frutta candita, i confetti. Del resto, furono proprio i crociati e i mercanti genovesi a scoprire lo zucchero durante l’assedio di Tripoli nel 1099, portando a casa non solo un ingrediente, ma un intero mondo di ricette.
Un dettaglio affascinante? La frutta candita era considerata un alimento prezioso per i marinai perché nutriente, durevole, perfetta per affrontare lunghi viaggi. Un dolce che nasceva per necessità e diventava piacere.
Oggi Romanengo continua a crescere così, innovando attraverso l’esperienza, restando fedele a una produzione artigianale che mette al centro la natura e i suoi benefici, la biodiversità e il sapere umano. In un mondo che corre, Romanengo invita a rallentare, ad assaporare, a ricordare che la vera modernità, a volte, è saper custodire.
La loro filosofia si potrebbe riassumere in poche parole,
la natura custodita in un gesto.
E in ogni gesto, un piccolo, elegante atto d’amore.








