RossodAgosto ... dove tutto comincia

Un’estate scozzese, una grande casa, una famiglia e un mondo sospeso tra eleganza, abitudini e piccoli rituali. A MacAlister House l’estate è appena cominciata.

CAPITOLO 1

Era una delle tanti estati scozzesi, ma a MacAlister House ognuna sembrava unica. Unica come i suoi proprietari e le persone che nelle ore più impensate del giorno e della notte, tra giugno e settembre, arrivavano, partivano o mettevano radici. Gli abitanti del vicino villaggio che vantavano un tè pomeridiano o un party dai MacAlister  non facevano che lodare l’unicità  del luogo e dei suoi ospiti. Adesso correva voce che l’ attrice americana Liz Moore, seconda moglie di Sir Sean, in agosto avrebbe dato una grande festa  per il suo cinquantacinquesimo compleanno. Non esisteva uomo o donna in tutta la contea che non ambisse ad un invito e qualcuno arrivava ad  affermare che i cancelli di MacAlister House sarebbero stati aperti a chiunque desiderasse partecipare.   

Disposta a semicerchio quasi a simulare un abbraccio, MacAlister House riusciva a trasmettere semplicità e calore nonostante le ampie proporzioni. Merito, forse, delle linee semplici e della forma, appunto, arrotondata. Era costruita in pietra arenaria di un giallo che il passare del tempo aveva stinto e reso irripetibile, così come il grigio del tetto in ardesia. L’unica variante alla linearità  dell’architettura era data dai due  camini a lato che, partendo dal suolo, salivano  sino a superare in altezza  il resto della casa. 

Quella mattina c’era molta agitazione, un fermento come se nulla fosse in ordine, mentre in realtà ogni cosa risultava perfettamente a posto. A parte il giardiniere che non si era ancora visto, tutti gli altri componenti del personale domestico attendevano con trepidazione l’arrivo dei padroni di casa. Prima di uscire all’esterno, Anthony, il maggiordomo, si attardò nell’atrio a controllare che le peonie dentro il vaso Gallè non avessero perso petali sporcando il piano della consolle. L’uomo ammirò per qualche istante i giochi di luce sul vetro del vaso, poi tornò a fissare i fiori. Pur amando il rosso, chissà se Lady MacAlister avrebbe trovato il porpora una tonalità troppo intensa…

 Fuori la mattina era iniziata bene, neppure una nube a variegare la linea  del cielo.  Jack, il giardiniere, nonostante l’aspetto un po’ alticcio degli ultimi  giorni,  aveva diligentemente rastrellato la ghiaia del piazzale e innaffiato l’aiuola davanti casa. Si era addirittura spinto a regolare l’altezza dei cespugli a lato dell’imponente portone d’ingresso sormontato dal blasone di famiglia. Anthony  si lasciò sfuggire un mezzo sorriso di soddisfazione.  Era nato in quella casa e considerava una fortuna esserne parte, come suo padre e suo nonno prima di lui. Quando aveva appreso la notizia che Sir Sean sposava in seconde nozze la famosa diva Liz Moore e  si trasferiva a vivere in America, in un primo momento aveva temuto di dovere abbandonare MacAlister House. Invece, la scelta della nuova famiglia di trascorrere i periodi di vacanza in Scozia aveva fatto sì che non sorgessero cambiamenti sostanziali nella conduzione della proprietà. 

All’improvviso, dalla curva emerse il profilo nero di un’auto sportiva,  una Aston Martin modello DB2. Doveva trattarsi del recente regalo di Lady Elizabeth al marito. Aperta la portiera, Anthony fece un mezzo inchino. << Bene arrivati, spero abbiate avuto un viaggio confortevole. >>

<< Grazie, Anthony, è stato ottimo >> rispose Sir Sean. << Una parte dei bagagli arriverà con Miss Moore e il resto sarà consegnato  in giornata con un furgone. >>

Il maggiordomo si chinò a sbirciare dentro l’abitacolo, stupito di non sentire le voci dei gemelli. Poi, gli tornò in mente che si trattava di una vettura a due posti. Intanto era sopraggiunta la Morris Minor Traveller con al volante Miss Geraldine Moore, la sorella maggiore di Lady Elizabeth. A macchina ancora in moto, dalla portiera uscì il signorino Charles. Andrew, il suo gemello, abbassò il sedile anteriore e scese a sua volta. << Sei il solito prepotente! >> esclamò. << Hai visto, zia? Charles mi ha sbattuto la portiera in faccia. E, poi, non trovo giusto che a stare dietro tocchi sempre a me >> protestò, trattenendo a stento le lacrime. 

Dopo avere passato lo sguardo da uno all’altro dei figli, Sir Sean decise che era arrivato il momento di intervenire.   << Andrew, tu sarai il primo a provare la nuova Aston Martin di papà. Così, sarete pari. >> Era suo il compito di tenere le redini della famiglia. Toccava a lui mediare, appianare, fare in modo  che tutti quanti  fossero sereni. << Forza, figliolo, sali e poi sarà il turno  di Charles. >> Ignorando le proteste di quest’ultimo, salì in macchina e a velocità ridotta ripercorse il viale di tigli sino al cancello in ferro battuto con lo stemma MA inciso a caratteri gotici.

<< Sei contento del regalo, papà? >>   

<< Immensamente. >> L’uomo sorrise. << Dimmi la verità, sei stato tu ad indirizzare la mamma verso questo modello? >> A differenza del suo gemello che peccava di fin troppa autostima, Andrew aveva bisogno di sentirsi apprezzato, lodato, gratificato.

Gli occhi del bambino luccicarono d’orgoglio. Anche se l’idea veniva  da Charles, era stato lui il primo a proporla alla madre. << Sapevo che ti sarebbe piaciuta. E Charles la pensava come me >> aggiunse in un rigurgito di rimorso. 

Sean allungò una mano a stringere quella del bambino.  Pur essendo gemelli, i suoi figli minori non avrebbero potuto essere più diversi. Charles aveva assunto da subito il ruolo dominante. Intelligente, perspicace, brillante in tutto ciò che intraprendeva, lasciava il fratello gemello sempre un passo indietro. << Adesso che siamo sulla strada principale, >> esclamò l’uomo, aumentando in rapida successione le marce << diamo un po’ di gas. Vedrai, Andrew, ti sembrerà di volare. >>

Intanto, in Elizabeth Moore l’attrice aveva preso il sopravvento su Lady MacAlister. Dopo un breve scambio di battute con sua sorella, la donna si guardò intorno per capire il pubblico che aveva intorno. A pochi passi di distanza, un pensieroso Charles stava probabilmente studiando come farla pagare ad Andrew.  In fila davanti al portone di ingresso, Anthony e la sua squadra ( Jack, il giardiniere, la signora Marples, la cuoca e Jessica, la cameriera ) aspettavano immobili di dare il benvenuto alla padrona. Un passo indietro, Winona e sua madre Mildred, aiuto cameriere stagionali, invece, non facevano che muoversi per l’agitazione. Tra poco, sarebbero entrate a fare parte del cerchio magico di chi vantava la conoscenza con la celebre diva.  Dopo essersi accertata che ogni sguardo fosse puntato su di lei, Liz sussurrò qualcosa alle cagnoline di razza Yorkshire che stringeva tra le braccia. Senza fretta tolse i grandi occhiali neri, scosse graziosamente i capelli e regolò l’equilibrio sui tacchi alti e sottili. Dopo una breve sosta, rimise gli occhiali e posò  a terra  Cleo e Clio che iniziarono ad abbaiare indispettite.  

<< Mamma… attenta  >> urlò Charles. << Stanno arrivando Byron e Margot! >>

Mentre l’attrice si affrettava a sollevare da terra le cagnoline, Charles frenò la corsa dei levrieri scozzesi e rotolò sull’erba  insieme a loro. Ondeggiando sinuosamente, Liz riprese a camminare in direzione della casa. < Oh… è ancora più bella che sui giornali >> sentì  dire dalla ragazza  in seconda fila, subito zittita dalla donna al suo fianco che le assomigliava in modo incredibile.

 L'ultimo regime alimentare aveva sconfitto il leggero aumento di peso causato dalla menopausa, permettendo ad Elizabeth  di  tornare ai tubini che lei considerava il massimo della seduzione in fatto di abiti. Quello di oggi, color rosso fuoco, era talmente attillato da farle temere uno strappo. L’attrice, scordando che non si trattava di fan,  agitò una mano verso il gruppo dei domestici in segno di saluto. Il gesto le fece sfilare l’anello, l’omaggio di un miliardario incantato dalla sua ultima interpretazione cinematografica. Si trattava di un rubino, circondato da pavé di diamanti. La giovane aiuto cameriera si lanciò in avanti riuscendo ad afferrarlo prima che cadesse a terra. Le guance infiammate dall’emozione, Winona  lo restituì all’attrice ricevendo in cambio  un sorriso. Questione di un attimo, ma abbastanza per nutrire la sua fantasia  e quella di parenti, amici, conoscenti per molti giorni a venire. La ragazza tornò incespicando al suo posto e neppure lo sguardo severo di Anthony, il maggiordomo, riuscì a scalfire il sorriso che la illuminava.  

Il tè fu servito alle diciassette in punto,  nel gazebo di lato alla piscina. La doppia tovaglia ricamata, il servizio in  porcellana di Sevres, le posate d’argento, le alzatine e i vassoi colmi di bocconcini salati, piccoli sandwich, fette di torta, pasticcini e biscotti trasmisero ad Elizabeth il solito senso di appagamento. Non riusciva a scordare le sue umili origini - madre casalinga e padre impiegato statale - e da sempre non faceva che rincorrere certezze rispetto al prestigio sociale. Sean, invece, andava  talmente fiero del proprio casato e di quell’angolo di Scozia da arrivare a scriverci un  libro. Scrupoloso com’era, per ogni parola messa nero su bianco avrebbe preteso il sigillo di Sua Maestà - pensò Elizabeth con tenerezza. Eppure era questo che stranamente l’attraeva, il suo essere così diverso da lei. Anzi, per certi versi, l’esatto opposto. Tornò a guardare la faccia del marito appena increspata dalle rughe, gli occhi scuri, i capelli brizzolati e ancora folti. L’assoluta perfezione maschile stesa su circa un metro e novanta di altezza, si era detta la prima volta che lo aveva visto. Il passare del tempo non lo aveva cambiato e, a cinquantotto anni, manteneva il medesimo fisico asciutto, le spalle larghe e  diritte di allora. << Sean, caro, adesso potrai dedicarti  alle ricerche per il tuo libro >> esclamò, mentre si passava il tovagliolo di lino  sulle labbra.

<< Sì, domattina per prima cosa passo in biblioteca e al ritorno conto di fermarmi dal reverendo Williams. A proposito, posso approfittare di Mathilda per battere a macchina  il manoscritto? Mi bastano un paio di ore a giorni alterni. >> 

Meglio non pensare a tutte le donne di qualunque età che, in un modo o nell’altro, esplicitamente o meno, corteggiavano suo marito. <<  Fai pure, sono sicura che ti aiuterà volentieri >> acconsentì Elizabeth, consapevole che la sua assistente personale appariva più che altro intimorita quando aveva a che fare con Sean.

Approfittando del momento di silenzio, Geraldine domandò ad Anthony se ci fosse una scorta di Fortnum & Mason in dispensa. Non intendeva fornire a Bette, la sorella di Sean, alcun pretesto per criticare la gestione della casa. 

<< Sta finendo, >> rispose il maggiordomo << ma ho già fatto l’ordine. Dovrebbero fare la consegna in settimana. >>

<< Ricordiamoci di controllare ed eventualmente sollecitiamo. >> Dopo  essersi assicurata che tutti i commensali fossero stati serviti, Miss Moore congedò  il domestico e si dedicò ai nipoti. << Avete lavato le mani? >>

<< Sì >> risposero i gemelli in coro.

<< Fate vedere. >>

<< Ziaaa… abbiamo tredici anni, smettila di trattarci come mocciosi! >> protestò  Charles.

<< Voi siete i miei piccoli grandi amori e lo sarete sempre, >> lo zittì la donna con voce tenera << però sull’educazione non transigo. Quindi, mettetevi l’anima in pace.  >>

<< Dine, cara, >> intervenne Elizabeth << il rubinetto del mio bagno perde. >>

<< Gli farò dare un’occhiata da Jack. >>

<< Quel giardiniere è proprio strano, non lo diresti in grado di badare a se stesso e invece sa fare di tutto.  >>

Sir Sean diede ragione alla moglie, poi aggiunse << A volte esagera con l’alcool, ma è un brav’uomo. >>

<< Grace e la sua tribù! >> gridò  Charles, gesticolando nel tentativo di farsi notare.

Anche da lontano, la figlia trentaquattrenne nata dal primo matrimonio di Elizabeth con un chirurgo americano, appariva perfetta nel suo tipico abbigliamento bon ton. <<  Ciao, scusate il ritardo. >> 

<< Che bello rivedervi! >> esclamò Liz. << Lily, Martha… come siete cresciute. >>

Allora, non si trattava di una sua impressione, lo pensava anche sua madre. Gli occhi di Grace si accesero di sollievo. Le bambine stavano effettivamente alzandosi a vista d’occhio e a breve si sarebbero probabilmente anche snellite. << Vero, mammy, che stanno diventando sempre più carine? Lily, Martha, ringraziate la nonna per il complimento 

e date un bacio a tutti quanti. >>

<< Non nonna, ricordate? Sono Elizabeth, solamente Elizabeth o Liz. >>  

<< Zia Geraldine ti chiama Lizzie >> puntualizzò Charles.

<< Possibile che tu debba sempre ribattere su tutto? Comunque, hai ragione,  ma nessun altro ha il permesso. >>

<< Perché? >>

<< Lo trovo un nome infantile e io ormai sono cresciuta, non ti pare? >> spiegò in modo distratto Liz. Stava riflettendo sul fatto che, pur amando molto i nipoti, ancora non aveva superato il trauma di essere diventata nonna.  Rispetto alle figlie di Grace, poi,  faticava ad abituarsi al loro aspetto scialbo e per certi versi un po’ grossolano che ricordava tanto Robert, il marito di Grace.  Edwin, biondo con gli occhi azzurri, era invece il ritratto della madre alla sua età. Allontanato il piatto che aveva davanti, Elizabeth chiese a Grace di passarle il piccino.  << Prendi il tè con calma, io ho finito. Cucciolo mio… quanto sei bello >> sussurrò, mentre stringeva a sé il bambino. << E Robert, dove è finito Robert? >>   

<< Eccolo che arriva >> esclamò Grace, visibilmente sollevata. << Si era fermato a fare una telefonata urgente. >>

<< Bob, caro, accomodati qui vicino a me. >> Liz faticava a rapportarsi con il genero e forse proprio per questo a volte appariva sin troppo premurosa nei suoi confronti. Possibile che Grace avesse voluto ripercorrere la storia della madre sposando un uomo di quindici anni più vecchio? Elizabeth considerò perplessa  questa eventualità. No, si disse, sua figlia era veramente innamorata del marito. Lei, invece, aveva sposato il padre di Grace per convenienza, per opportunismo, per darsi la possibilità di una vita diversa. Sposa a diciotto anni e vedova a ventuno, con una figlia piccola e una solida posizione economica.

<< Lady Elizabeth, Miss Morrow al telefono da New York. >>

<< Grazie, Anthony, arrivo subito. >> L’attrice alzò gli occhi al cielo. << Cos’altro ha combinato quella ragazza? Avrebbe dovuto essere qui già da un pezzo. Dine, prendi il piccolo Edwin.  Grazie, cara. >> 

Tallonata da Cleo e Clio, l’attrice attraversò il prato senza curarsi dei tacchi a spillo che affondavano nel terreno. << Accidenti, Mathilda, cosa fai ancora a New York? >> sbottò, mentre sollevava la cornetta del telefono. Lo specchio davanti le rimandò ciò  che lei a fatica riusciva a mantenere, ossia un volto perfetto e ancora giovanile. A parte qualche leggero  segno d’espressione, tutto il resto risultava intatto: gli zigomi alti e ben definiti, le labbra carnose, gli occhi definiti dalla stampa “ i più verdi mai esistiti “ che contrastavano alla perfezione con i capelli neri e la pelle chiara.  

<< Sono desolata, Liz. >> 

Capiva ben poco delle confuse spiegazioni e inoltre la linea  andava e veniva. << Okay… okay, Mathilda cara >> tagliò  corto, interrompendo il flusso di parole della segretaria. << L’importante è che tu sia qui il prima possibile con l’occorrente per l’intervista. Mi raccomando, controlla di avere  tutto. >>

<< Durante il  check in, Mathilda si è accorta che le mancava il book fotografico >> spiegò l’attrice, mentre riprendeva tra le braccia il nipotino che odorava di talco. 

<< Quello che ha richiesto Patricia Morel per l’intervista? >> chiese Geraldine.

<< Esattamente. >>

<< Come fai a sopportare una svampita che combina sempre guai? Fossi in te, l’avrei già licenziata da un pezzo. >>

Anche se velato di fastidio, il tono dell’attrice rimase discretamente gentile. << Forse hai scordato, Bob caro, che è la figlia di una mia cara amica. >> Quell’uomo non faceva che intromettersi in cose che non lo riguardavano. E non aveva mai un aspetto decente, pensò, distogliendo lo sguardo dalla cravatta che cadeva storta sulla camicia del genero.

<< Sì, un’amica d’infanzia rimasta vedova con una bambina piccola. In più, qualche anno fa un ictus ha lasciata quella povera donna completamente paralizzata. Da allora, mamma provvede alle spese della clinica specializzata e ha assunto Mathilda come assistente, segretaria o qualcosa di simile. Mammy è fatta così… generosa sin troppo e con tutti. >> Grace si interruppe, assalita dal dubbio di essere risultata troppo aggressiva nei confronti di Bob. Meglio cambiare argomento e invitarlo ad assaggiare la torta al limone e semi di papavero.  << Si tratta di una ricetta antica che i MacAlister si tramandano da generazioni >> spiegò, mentre iniziava a tagliarne una fetta. << Ho detto giusto, Sean? >>

<< Sì, è proprio così >> lo anticipò Elizabeth, desiderosa di annunciare che il giorno successivo sarebbe arrivato James. << Mathilda ha detto che dovrebbe essere qui in mattinata >> proseguì, dopo avere cercato lo sguardo del marito. 

<< Sono contento >> disse Sean. << Averlo accanto ti farà stare meglio… o, almeno, lo spero. >>

<< Se ti riferisci ai guai che combina, sono dovuti all’età >> intervenne Grace. <<  Lascia passare qualche anno, mamy… e vedrai che James  si metterà calmo. >> 

<< Si può sapere che età ha? >> chiese Charles, sempre attento ai discorsi degli adulti. 

<< Prima di parlare, manda giù il boccone e pulisciti la bocca >> lo ammonì Liz. << Tuo fratello ha ventidue anni. >>

<< Se è così vecchio, perché fa ancora arrabbiare? >> chiese Andrew.

<< Appena smette lui, tocca a noi due fare casino >> disse Charles, strizzando l’occhio al gemello che scoppiò a ridere.

<< Provateci e faremo i conti >> li zittì  Miss Moore. << E non usare più quella parola, Charles. Adesso, filate a giocare e portate con voi Lily e Martha. >>

<< No, meglio di no >> si agitò Grace. << Le bambine restano qui. >>

<< E perché mai? Sei troppo apprensiva, Grace. >>

<< Potrebbero farsi male o sudare…  sono talmente delicate, zia. >>

<< Lasciale stancare per bene e vedrai che stasera non faranno i soliti capricci prima di addormentarsi. >> Con un gesto perentorio, Miss Moore incitò Lily e Martha ad alzarsi da tavola. Dopo, ammonì i gemelli a comportarsi bene. << Niente giochi violenti, intesi? >> 

Quando il sole raggiunse l’orizzonte, ogni componente della famiglia aveva trovato la propria collocazione. I bambini giocavano  con i levrieri sotto l’occhio vigile di zia Geraldine che li controllava da lontano. Grace e Robert Benect erano saliti in camera a riposare, mentre Elizabeth si guardava intorno chiedendosi dove fosse finito il marito.

 << Se cerchi Sean, l’ho visto avviarsi verso la  rimessa. >>

<< Grazie, Dine. Come ho potuto non pensarci? >> L’attrice si incamminò verso il sentiero lastricato che costeggiava la piscina. Superò il campo da tennis, il magazzino degli attrezzi e, dopo una breve sosta per accarezzare Cleo e Clio che l’avevano seguita, raggiunse le vecchie scuderie. 

All’interno spiccavano il pavimento, le travi e le volte originali, mentre il resto era stato riadattato a rimessa.    La maggior parte delle auto posizionate ordinatamente a lisca di pesce erano stati  suoi regali a Sean. Oltre alla Aston Martin,  di sicuro la Jaguar C Type del 1951 di colore verde, la Morgan Three Wheeler, la MG Medget Tc, la Triumph 1800 Roadster e la Morris Oxford del 1948. Auto recenti, d’epoca e poi l’arte in qualunque sua espressione, il restauro dei mobili - di cos’altro si sarebbe  ancora appassionato Sean? Il pensiero che suo marito avesse tanti interessi la stupiva ogni volta. A parte i gioielli, lei non sentiva amore per niente che non respirasse. << Bambine mie, siete tutte spettinate >> esclamò, abbassandosi a terra. I musetti inclinati di lato, Cleo e Clio l’osservarono incuriosite. << Fatemi controllare il fiocco nei capelli. Ecco, brave, così! E, adesso, zitte che facciamo una sorpresa a papà  Sean. >>

Camminando in mezzo alle auto, per prima cosa Elizabeth avvertì l’odore di lucido per la pelle dei sedili. Poi, quello più  intenso del tabacco. Quando intravide il marito che accarezzava il cofano della Triumph 1800, non riuscì a trattenersi. << A volte credo che, messo alle strette, non avresti dubbi. Sceglieresti questi pezzi di lamiera  invece della sottoscritta. >> 

<< Sto controllando la carrozzeria. Ho l’impressione che Jak si prenda la libertà di farci qualche giro. >>

<< E se anche fosse? Custodisce lui le auto, avrà  ben diritto a provarle ogni tanto. >>

<< L’importante è che in quei momenti sia sobrio. >> Sean si avvicinò alla portiera e la richiuse con delicatezza. << Effettivamente hai ragione, sono geloso. >>

<< Come non lo sei mai stato di me. >> Il tono adesso tradiva apertamente un certo risentimento.

 Sean abbassò lo sguardo sulla moglie. << E perché  dovrei? >>

<< Io di te lo sono. >> 

<< E fai male, mia cara. Non ho in mente altro che te e la nostra grande famiglia. >>

<< Risposta da perfetto gentiluomo scozzese. >> Gli occhi verdi fissi in quelli di lui, Liz lo ammonì << Non azzardarti a tradirmi, Sean MacAlister. >>

<< Tu, piuttosto, vedi di non civettare con i tuoi fans.  >> 

<< Tra poco saranno cinquantacinque. >>

<< Non invecchia solamente chi muore giovane, il  che  è  molto peggio. >>

<< Eccolo lì, il saggio che torna fuori. Per l’amore del cielo, Sean! Ci sono decine di attricette che aspettano solamente la mia decadenza… fisica o psichica non ha importanza, basta che liberi il campo. >>

 << Il presente dice che sei bella più  che mai e la testa ti funziona perfettamente. >>

<< I gemelli crescono, a breve se ne andranno anche loro e noi rimarremo soli. >>

<<  Geraldine non ha intenzione di abbandonarci. In più, tra me e te abbiamo nove figli e, per ora, cinque nipoti. Tu hai ancora i genitori e io mia sorella.  Siamo tutti in buona salute, trascorriamo insieme buona parte dell’estate, le feste comandate e i compleanni di ciascuno.  >>

<< Cosa farei senza di te? >>

 Lui infilò la mano nella tasca della giacca. << Per prima cosa, non avresti questa. >>

Alla vista della spilla a forma di libellula custodita in un cofanetto di velluto blu, Elizabeth inaspettatamente cominciò a piangere. << A sentire gli altri, ho avuto tutto ed è vero, ma è come se mi mancasse sempre qualcosa >> balbettò tra le lacrime. << Non sono capricci, in certi momenti io sto veramente male. >>

<< Guarda come tremi… fatti abbracciare, tesoro. >>

<< Mi sento in colpa per avere tanto e nello stesso tempo non mi sembra abbastanza quello che ho… capisci cosa intendo dire? >>

<< Questi sono i pensieri di chi sta sveglio la notte. >>

<< Ma io dormo. >>

<< E’ un sonno artificiale, prodotto dalle pillole. Perché non provi con lo yoga? Rilassa e insegna a farsi bastare ciò che si ha e ad esserne soddisfatti… o, almeno, è ciò che si dice. >> Improvvisamente, Sean vide il sorriso tornare sul volto della moglie. Come se fosse una bambina, a volte bastava un niente a ribaltare il suo stato d’animo. 

<< Okay, proverò. >>

<< Dico a Geraldine di cercare un bravo istruttore di yoga. >>

<< Adesso, però, lasciami guardare questo capolavoro. >> Con tocco delicato, Elizabeth prese in mano la spilla. << E’ meravigliosa… tu sei meraviglioso. Che pietre sono? >>

<< Dunque, fammi pensare.  Ametista, corallo, quarzo, citrino giallo.  Quella rosso cupo, se non ricordo male,  dovrebbe essere una granata. Dato che a te piacciono i colori, ne ho voluti il più possibile. Sai che non ricordo di averti mai vista con qualcosa di nero addosso?  >>

<< Per i funerali e solo perché è  d’obbligo. Lo trovo deprimente. Comunque, grazie, amore. E’ una spilla che molti mi invidieranno.  L’hai presa tu o hai incaricato Geraldine? >> 

<< L’ho vista nella vetrina di un negozio e l’ho comprata, tutto qui >> rispose Sean, mentre  gliela appuntava sull’abito.

L’attrice fece una smorfia. << Per favore, Sean… spegni quella pipa. Non senti che puzza insopportabile? >>

<< Appena arrivo in Scozia, non posso fare a meno di riprendere le vecchie abitudini. >>

<< Come quel ridicolo kilt che indossi ad ogni Natale? >>

<< Di sicuro dona più a me che ad altri. >>

<< Stai pensando ai tuoi amici? >>

<< Già. >>

<< So che per te non è facile vivere per la maggior parte dell’anno in America. >>

<< Sino a quando tu continuerai a lavorare, è giusto così. Poi, se ne riparlerà. Senz’altro, il senso di appartenenza a questo spicchio di mondo me lo porto dietro. Non posso fare altrimenti.  E’ importante avere delle radici, Elizabeth. A volte, ho l’impressione che a te sia la cosa che manca di più. >> 

<< Dacci tempo e un giorno anche noi d’oltreoceano avremo un patrimonio fatto  di storia e monumenti. >> Sean, che aveva letto nei occhi della moglie la preghiera a non scavarle dentro, rimase in silenzio. <<  Comunque, anche senza tutta questa tradizione alle spalle, il mondo - Europa compresa - continua a girare intorno all’America >> concluse lei, mettendo fine al discorso.

 Dopo avere concordato con la cuoca il menù  della settimana, Miss Geraldine Moore salì al piano superiore per accertarsi che i gemelli non stessero azzuffandosi. Stava attraversando il corridoio per raggiungere la loro camera, l’ultima in fondo a sinistra, quando  udì delle voci provenire dalla stanza dei Benect. << Per l’amore del cielo, Grace, vedi di non farne un dramma. Ti sto solamente chiedendo di parlargliene il prima possibile. >>

 Dall’altra parte della parete, arrivò  una specie di pianto sommesso e poi la voce a tratti spezzata di Grace. << Come potevo chiederglielo in mezzo a tutti? Sarei morta di vergogna se qualcuno degli altri avesse sentito. >> 

Geraldine si allontanò in fretta, non era sua abitudine origliare. Avrebbe affrontato l’argomento direttamente con la nipote  e, di qualunque cosa si trattasse, Elizabeth ne sarebbe rimasta fuori. Nonostante l’apparenza, sua sorella nascondeva delle fragilità che non andavano alimentate. << E’ quasi ora di cena >> esclamò,  aprendo di scatto la porta. Andrew, intento a comporre un puzzle sul tappeto,  sobbalzò finendo per rovesciare il bicchiere di acqua che stava bevendo.

<< Stupido che non sei altro >> urlò Charles.

Miss Moore avvertì il nipote di non usare più parole simili o se la sarebbe vista con lei. <<  E’ questo che  ti insegnano al college? Svelto, chiedi scusa. >>

<< Sei un fifone >>  borbottò Charles, rivolto al fratello.

<< Lo dici tu. >>

<< Ti spaventi con niente. >>

<< Charles, smettila subito o per punizione salti la cena. Intanto che faccio scendere l’acqua nella vasca, spogliatevi >> ordinò la donna. <<  Non so come avete potuto imbrattarvi così! Chi riuscirà a togliere quelle macchie di erba sulle camicie? >> 

<< Zia, >> sbuffò Charles << non fai che ripetere quanto fa bene l’aria aperta e poi ti schifi per un po’ di sporco! >>

<< Hai ragione, piccolo >> rispose Geraldine, avvicinandosi al bambino. Dopo uno sguardo severo, finì per dargli un buffetto sulla guancia. Era inutile, quei ragazzini gli avevano preso il cuore. Avrebbe potuto volere loro più bene se fossero stati figli suoi? No, si rispose, non credeva proprio.

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