Ci sono illustratori che disegnano automobili. E poi c’era Russell Brockbank, capace di farle quasi parlare, sbandare, protestare, innamorarsi e persino litigare con i propri proprietari. Con una matita sottile, un’ironia elegantissima e un amore sconfinato per i motori, Brockbank ha raccontato per oltre trent’anni il lato più umano e divertente dell’automobile.
Nato nel 1913 a Niagara Falls e trasferitosi giovanissimo in Inghilterra, Russell iniziò a disegnare auto praticamente prima ancora di imparare a scrivere. Aveva solo quattro anni e già riempiva fogli di vetture dalle ruote ovali e improbabili, dettaglio che curiosamente sarebbe rimasto una firma stilistica per tutta la vita.
Negli anni Trenta, mentre il mondo dei motori viveva il suo periodo più romantico e spericolato, Brockbank osservava tutto con occhi attentissimi, piloti eccentrici, gentleman driver, mogli rassegnate, meccanici disperati e automobilisti convinti che la propria vettura fosse più importante di qualsiasi altra cosa e forse, in fondo, lo era davvero.
Le sue vignette, pubblicate su riviste leggendarie come Punch, The Motor e Autocar, erano semplicissime solo in apparenza. Dietro quei tratti puliti si nascondeva una precisione tecnica impressionante. Le Bentley, le MG, le Citroën, le Porsche o le Alfa Romeo che comparivano nei suoi disegni erano incredibilmente realistiche, quasi vive. Ma sempre con quel dettaglio ironico capace di trasformare una scena quotidiana in qualcosa di esilarante.
E così una curva affrontata troppo velocemente diventava una danza teatrale di pneumatici e carrozzerie inclinate. Un marito costretto a vendere la sua adorata sportiva per fare spazio a una famiglia diventava una tragedia degna di Shakespeare. Una moglie intrappolata in una casa in fiamme passava quasi in secondo piano mentre il marito salvava con dedizione la sua nuova auto. Assurdo? Certo, ma quel tremendamente vero per chi ama i motori.
Brockbank aveva un dono raro, riusciva a prendere in giro gli automobilisti senza mai essere cattivo. Anzi, sembrava amarli profondamente nelle loro piccole follie. Forse perché lui stesso era il primo grande appassionato. Seguiva le gare di 24 Hours of Le Mans come un pellegrinaggio personale, adorava piloti come Juan Manuel Fangio e Jim Clark e possedeva auto sportive che inevitabilmente finivano, in una forma o nell’altra, dentro le sue tavole.
Persino durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre serviva nella Marina britannica, continuò a disegnare. I suoi lavori erano così precisi che vennero persino utilizzati per aiutare nell’identificazione degli aerei militari. Ma il vero campo di battaglia di Brockbank restava sempre lo stesso: l’eterno, adorabile caos del mondo automobilistico.
Oggi le sue vignette conservano ancora una freschezza incredibile. Forse perché le automobili cambiano, diventano elettriche, silenziose, tecnologiche… ma gli automobilisti restano esattamente gli stessi. Sempre innamorati delle proprie auto, sempre un po’ ridicoli e sempre meravigliosamente umani.
Ed è proprio questo che rende ancora irresistibile l’universo di Russell Brockbank, la capacità di ricordarci che guidare non è mai stato solo un modo per spostarsi, ma una piccola commedia quotidiana fatta di velocità, ossessioni, libertà e sorrisi.








